Apocalisse: VI. Il castigo di Babilonia

Apocalisse

VI. Il Castigo di Babilonia

1. La messe e la vendemmia delle nazioni

(Ap. 14,14-16)

E vidi
ed ecco una nube bianca
e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d'uomo;
     che aveva sul capo una corona d'oro
e in mano una falce affilata.
Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube:
     «Getta la tua falce
     e mieti;
     è giunta l'ora di mietere,
     perché la messe della terra è matura».
E colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra
e la terra fu mietuta.

(14,17-20)

E un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch'egli tenendo una falce affilata.
E un altro angelo uscì dall'altare,
     el che ha potere sul fuoco,
e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata:
     «Getta la tua falce affilata
     e vendemmia i grappoli della vigna della terra,
     perché le sue uve sono mature».
E l'angelo gettò la sua falce sulla terra,
e vendemmiò la vigna della terra
e gettò l'uva nel grande tino dell'ira di Dio.
     E il tino fu pigiato fuori della città
     e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

2. Un altro segno grande

(15,1)

E vidi nel cielo un altro segno
grande
e meraviglioso:
sette angeli
che avevano sette flagelli;
gli ultimi,
poiché con essi si deve compiere l'ira di Dio.

3. Il cantico di Mosè e dell'Agnello

(15,2-4)

E vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco
e coloro che avevano vinto la bestia
e la sua immagine
e il numero del suo nome,
     stavano ritti
     sul mare
     di cristallo,
     accompagnando il canto con le arpe divine,
E cantavano il cantico di Mosè,
     servo di Dio,
e il cantico dell'Agnello
dicendo:

4. I sette flagelli delle sette coppe

1.(15,5-8;16,1)

E dopo ciò vidi
     Ed echo: aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza;
E dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli,
vestiti di
          lino
          puro,
          splendente,
     e cinti al petto di cinture d'oro.
E uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe
          d'oro
     colme dell'ira di Dio
          che vive nei secoli dei secoli.
E il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio
     e dalla sua potenza,
e nessuno poteva entrare nel tempio
          finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.
E udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli:
          «Andate
     e versate sulla terra le sette coppe dell'ira di Dio».

2.(16,2-3)

E partì il primo
e versò la sua coppa sopra la terra;
e scoppiò una piaga dolorosa
     e maligna sugli uomini
     che recavano il marchio della bestia
e si prostravano davanti alla sua statua.

E il secondo versò la sua coppa nel mare
e diventò sangue come quello di un morto
e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare.

3.(16,4-7)

E il terzo versò la sua coppa nei fiumi
e nelle sorgenti delle acque,
e diventarono sangue.
E udii l'angelo delle acque che diceva:
«Sei giusto,
tu che sei
e che eri,
il Santo,
poiché così hai giudicato.
Essi hanno versato il sangue di santi
e di profeti,
tu hai dato loro sangue da bere: ne sono ben degni!».
E udii...

4.(16,8-9)

E il quarto versò la sua coppa sul sole
e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco.
E gli uomini bruciarono per il terribile calore
e bestemmiarono il nome
di Dio
che ha in suo potere tali flagelli,
invece di ravvedersi per rendergli omaggio.

5.(16,10-11)

E il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia
e il suo regno fu avvolto dalle tenebre.
E gli uomini si mordevano la lingua per il dolore
e bestemmiarono il Dio del cielo
a causa dei dolori
e delle piaghe,
invece di pentirsi delle loro azioni.

6.(16,12-16)

E il sesto versò la sua coppa sopra il gran fiume Eufràte
e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell'oriente.
E vidi uscire dalla bocca del drago
     e dalla bocca della bestia
     e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane:
sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi
     che vanno a radunare tutti i re di tutta la terra
          per la guerra del gran giorno
          di Dio onnipotente.
Ecco, io vengo come un ladro.
Beato chi è vigilante
     e conserva le sue vesti
     per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne.
E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn.

7.(16,17-21)

E il settimo versò la sua coppa nell'aria
     e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: «E' fatto!».
E ne seguirono folgori,
     e clamori,
     e tuoni,
e un grande terremoto,
          di cui non vi era mai stato l'uguale
          da quando gli uomini vivono sopra la terra.
E la grande città si squarciò in tre parti
     e crollarono le città delle nazioni.
E Dio si ricordò di Babilonia la grande,
          per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente.
E ogni isola scomparve e i monti si dileguarono.
E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini,
     e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine,
          poiché era davvero un grande flagello.

5. Babilonia

(17,1-5)

E uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò
e parlò con me:
«Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta
     che siede presso le grandi acque.
     Con lei si sono prostituiti i re della terra
e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione».
E l'angelo mi trasportò in spirito nel deserto.
E là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta,
     coperta di nomi blasfemi,
     con sette teste
     e dieci corna.
E la donna...

(17,6-7)

E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi
e del sangue dei martiri di Gesù.
E al vederla, fui preso da grande stupore.
E l'angelo mi disse: «Perché ti meravigli?
Io ti spiegherò il mistero della donna
e della bestia che la porta, con sette teste
e dieci corna.

(17,8-9a)

La bestia che hai visto era
     e non è più,
e salirà dall'Abisso,
e per andare in perdizione.
E gli abitanti della terra,
     il cui nome non è scritto nel libro della vita
     fin dalla fondazione del mondo,
     stupiranno al vedere la bestia
che era
     e non è più,
e riapparirà.
Qui ci vuole una mente che abbia saggezza.

(17,9b-11) Le sette teste sono i sette colli
     sui quali è seduta la donna;
e sono anche sette re.
I primi cinque sono caduti,
ne resta uno ancora in vita,
l'altro non è ancora venuto
     e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.
E la bestia che era
     e non è più,
     è ad un tempo l'ottavo re
e uno dei sette,
     e va in perdizione.

(17,12-14)

E le dieci corna che hai viste sono dieci re,
     i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale,
     per un'ora soltanto insieme con la bestia.
Questi hanno un unico intento:
consegnare la loro forza
     e il loro potere alla bestia.
Essi combatteranno contro l'Agnello,
e l'Agnello li vincerà,
perché è il Signore dei signori e il Re dei re
e quelli con lui sono i chiamati,
     e i eletti
     e i fedeli».

(17,15)

E mi disse:
«Le acque che hai viste,
presso le quali siede la prostituta,
abche simboleggiano popoli,
moltitudini,
e genti
e lingue.

(17,16-18)

E le dieci corna che hai viste
     e la bestia odieranno la prostituta,
e la spoglieranno
     e la lasceranno nuda,
e ne mangeranno le carni
     e la bruceranno col fuoco.
Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno
[e realizzare un solo disegno]
e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia,
     finché si realizzino le parole di Dio.
E la donna che hai vista simboleggia la città grande,
     che regna su tutti i re della terra».

7. La caduta di Babilonia

(18,1-3)

Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere
     e la terra fu illuminata dal suo splendore.
E gridò a gran voce:
     «E' caduta,
     è caduta Babilonia
     la grande
ed è diventata covo di demòni,
e carcere di ogni spirito immondo,
e carcere d'ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita,
     perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione,
e i re della terra si sono prostituiti con essa
e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato».

(18,4-7a)

E udii un'altra voce dal cielo: «Uscite, popolo mio, da Babilonia
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.
Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.
Pagatela con la sua stessa moneta,
e retribuitele il doppio dei suoi misfatti.
Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva.
Tutto ciò che ha speso per la sua gloria
e il suo lusso,
restituiteglielo in tanto tormento
e afflizione.

(18,7b-8) Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
e vedova non sono,
e lutto non vedrò;
per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli,
e morte,
e lutto,
e fame;
e sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore
è Dio
che l'ha condannata».

(18,9-10)

E i re della terra
     che si sono prostituiti
e han vissuto nel fasto con essa
piangeranno
e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio,
tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti
e diranno: «Guai,
     guai,
     immensa città,
     Babilonia,
     possente città;
in un'ora sola è giunta la tua condanna!».

(18,11-13) (18,14-15)

E i frutti che ti piacevano tanto,
e tutto quel lusso
e quello splendore sono perduti per te,
e mai più potranno trovarli»
I mercanti divenuti ricchi per essa, si terranno a distanza
per timore dei suoi tormenti; piangendo
e gemendo, diranno:

(18,16) (18,17-19)

E tutti i comandanti di navi
e l'intera ciurma,
e i naviganti
e quanti commerciano per mare
se ne stanno a distanza,
e gridano guardando il fumo del suo incendio:
«Quale città fu mai somigliante all'immensa città?».

E gettandosi sul capo la polvere gridano,
e piangono
e gemono:
«Guai, guai, immensa città,
del cui lusso arricchirono
quanti avevano navi sul mare!
In un'ora sola fu ridotta a un deserto!

(18,20-21) Esulta su di essa,
o cielo,
     e voi, santi,
     e apostoli,
     e profeti,
perché condannando Babilonia Dio vi ha reso giustizia!».
E un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola,
e la gettò nel mare esclamando:
«Con la stessa violenza
     sarà precipitata Babilonia,
     la grande città
e più non riapparirà.

(18,22-24)

E la voce degli arpisti
     e dei musici,
     e dei flautisti
     e dei suonatori di tromba, non si udrà più in te;
ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere non si troverà più in te;
e la voce della mola non si udrà più in te;
e la luce della lampada non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
     perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.
E in essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi
     e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra».

(19,1a)

Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva:

(19,1b-2)

«Alleluia! Salvezza,
e gloria
e potenza sono del nostro Dio;
perché veri e giusti sono i suoi giudizi,
egli ha condannato la grande meretrice
che corrompeva la terra con la sua prostituzione,
vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!».

(19,3a)

E per la seconda volta dissero: «Alleluia!

(19,3b-4)

Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!».
E i ventiquattro vegliardi
e i quattro esseri viventi si prostrarono
e adorarono Dio,
seduto sul trono, dicendo:
«Amen,
alleluia».

(19,5)

E partì dal trono una voce
che diceva:
«Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
e voi che lo temete,
piccoli
e grandi!».

(19,6)

E udii poi come una voce di una immensa folla
e come a fragore di grandi acque
e come a rombo di tuoni possenti, che gridavano:
«Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio,
l'Onnipotente.

(19,7-8)

Rallegriamoci
ed esultiamo,
e rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell'Agnello;
e la sua sposa è pronta,
e le hanno dato una veste di lino puro splendente».
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.

(19,9-10)

E l'angelo mi disse:
     «Scrivi:
Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!».
Poi aggiunse:
     «Queste sono parole veraci di Dio».
E mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo,
e mi disse:
     «Non farlo!
Io sono servo come te e i tuoi fratelli,
     che custodiscono la testimonianza di Gesù.
     E' Dio che devi adorare».
La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.


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