Prologo Apocalisse

Apocalisse

Prologo

1.(Ap 1,1-3)

Rivelazione di Gesù Cristo
     che Dio gli diede
     per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere,
e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni.
Questi attesta la parola di Dio
e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto.
     [no sólo las cosas que son
     sino también las cosas que es necesario que sucedan después de estas].
Beato chi legge
e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia
e mettono in pratica le cose che vi sono scritte.
    Perché il tempo è vicino.

Indirizzo

2.(1,4-5a)

Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia:
grazia a voi e pace
da Colui che è,
che era
e che viene,
dai sette spiriti
     che stanno davanti al suo trono,
e da Gesù Cristo,
     il testimone
     fedele,
     il primogenito dei morti
     e il principe dei re della terra.

3.(1,5b-6)

A Colui che ci ama
e ci ha liberati
     dai nostri peccati
     con il suo sangue,
e che ha fatto di noi un regno
     di sacerdoti per il suo Dio
     e Padre,
a lui la gloria
e la potenza
nei secoli
     dei secoli.
Amen.

4.(1,7-8)

Ecco, viene sulle nubi
e ognuno lo vedrà;
anche quelli che lo trafissero
e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto.
Sì,
Amen!

Io sono...

Io sono l'Alfa
e l'Omega, dice il Signore
Dio,
Colui che è,
che era
e che viene,
l'Onnipotente!

Visione preparatoria

5.(1,9-11)

Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno
     nella tribolazione,
     e nel regno
     e nella costanza in Gesù,
mi trovavo nell'isola chiamata Patmos
     a causa della parola di Dio
     e della testimonianza resa a Gesù.
Rapito in estasi, nel giorno del Signore,
udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva:
Quello che vedi, scrivilo in un libro
e mandalo alle sette Chiese:
a ...

a Efeso,
e a Smirne,
e a Pèrgamo,
e a Tiàtira,
e a Sardi,
e a Filadèlfia
e a Laodicèa.

6.(1,12-17a)

Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava,
vidi sette candelabri d'oro e in mezzo ai candelabri
     c'era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi
e cinto al petto con una fascia d'oro.
I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve.
Aveva gli occhi
fiammeggianti come fuoco,
i piedi avevano l'aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo.
La voce era simile al fragore di grandi acque.
Nella destra teneva sette stelle,
dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio
e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto.
Ma egli, posando su di me la destra, mi disse:

7.(1,17b-20)

Non temere!
Io sono il Primo
     e l'Ultimo
     e il Vivente.
Io ero morto,
     ma ora vivo per sempre
e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi.

Scrivi dunque le cose che hai visto,
     quelle che sono
     e quelle che accadranno dopo.
Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra
     e dei sette candelabri d'oro, eccolo:
le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese
     e le sette lampade sono le sette Chiese.


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: I. LE LETTERE ALLE CHIESE DI ASIA

Apocalisse

I. Le Lettere alle chiese di Asia

1. Efeso

(Ap 2,1-7)

All'angelo della Chiesa di Efeso scrivi:

Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra
     e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro:

Conosco
     le tue opere,
     la tua fatica
     e la tua costanza,
per cui non puoi sopportare i cattivi;
li hai messi alla prova quelli che si dicono apostoli
e non lo sono
     e li hai trovati bugiardi.
Sei costante
e hai molto sopportato
     per il mio nome,
senza stancarti.

Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.
Ricorda dunque da dove sei caduto,
ravvediti
e compi le opere di prima.
Se non, verrò da te
e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto,
se non ti ravvederai.

Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch'io detesto.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese:

Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita,
     che sta nel paradiso di Dio.

2. Smirne

(2,8-11)

E all'angelo della Chiesa di Smirne scrivi:

Così parla il Primo e l'Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita:

Conosco le tue opere
e la tua tribolazione,
e la tua povertà
tuttavia sei ricco
e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei
e non lo sono,
ma appartengono alla sinagoga di satana.

Non temere ciò che stai per soffrire:
ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova.

E avrete una tribolazione per dieci giorni.
Sii fedele fino alla morte
e ti darò la corona della vita.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese:

Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte.

3. Pergamo

(2,12-17)

E all'angelo della Chiesa di Pèrgamo scrivi:

Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli:

So che abiti dove satana ha il suo trono;
tuttavia tu tieni saldo il mio nome
e non hai rinnegato la mia fede
neppure al tempo in cui Antìpa,
il mio fedele,
il mio testimone,
fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana.

Ma ho da rimproverarti alcune cose:
hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm,
il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d'Israele,
spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli
e ad abbandonarsi alla fornicazione.
Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti,
*** de igual manera. ***

Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te
     e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese:

Al vincitore
darò la manna nascosta
e una pietruzza bianca
sulla quale sta scritto
un nome nuovo,
che nessuno conosce
all'infuori di chi la riceve.

4. Tiatira

(2,18-29)

E all'angelo della Chiesa di Tiàtira scrivi:

Così parla il Figlio di Dio,
Colui che ha gli occhi fiammeggianti come fuoco
e i piedi simili a bronzo splendente
.

Conosco le tue opere,
la carità,
la fede,
il servizio
e la costanza
e le tue ultime opere
che sono migliori delle prime.

Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Iezabèle,
     la donna che si spaccia per profetessa
     e insegna
     e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione
     e a mangiare carni immolate agli idoli.
Io le ho dato tempo per ravvedersi,
ma essa non si vuol ravvedere dalla sua dissolutezza.
Ebbene, io getterò lei in un letto di dolore
     e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione,
          se non si ravvederanno dalle opere che ha loro insegnato.
Colpirò a morte i suoi figli
e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti
e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere.

A voi invece,
e a voi,
di Tiàtira,
che non seguite questa dottrina,
che non avete conosciuto le profondità di satana - come le chiamano -
non imporrò altri pesi;
ma quello che possedete tenetelo saldo fino al mio ritorno.

Al vincitore
che persevera sino alla fine nelle mie opere,
darò autorità sopra le nazioni;
le pascolerà con bastone di ferro
e le frantumerà come vasi di terracotta,
con la stessa autorità che a me fu data dal Padre
mio e darò a lui la stella del mattino.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

5. Sardi

(3,1-6)

E all'angelo della Chiesa di Sardi scrivi:

Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle:

Conosco le tue opere;
ti si crede vivo
e invece sei morto.
Svegliati
e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire,
perché non ho trovato le tue opere perfette
davanti al mio Dio.

Ricorda dunque
come hai accolto la parola,
osservala
e ravvediti,
perché se non sarai vigilante,
verrò come un ladro
e senza che tu sappia in quale ora io verrò da te.

Tuttavia vi sono alcuni
a Sardi
che non hanno macchiato le loro vesti;
essi mi
scorteranno
in vesti bianche,
perché ne sono degni.

Il vincitore
sarà dunque vestito
di bianche vesti,
non cancellerò il suo nome dal libro della vita,
ma lo riconoscerò
davanti al Padre mio
e davanti ai suoi angeli.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

6. Filadelfia

(3,7-13)

E all'angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi:

Così parla il Santo,
il Verace,
Colui che ha la chiave di Davide:
quando egli apre
nessuno chiude,

e quando chiude
nessuno apre
.

Conosco le tue opere.(*)

Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere.

* Per quanto tu abbia poca forza,
* pure hai osservato la mia parola
* e non hai rinnegato il mio nome.

Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di satana
di quelli che si dicono Giudei,
ma mentiscono
perché non lo sono.
Li farò venire
perché si prostrino ai tuoi piedi
e sappiano che io ti ho amato.

Poiché hai osservato con costanza la mia parola,
anch'io ti preserverò nell'ora della tentazione
che sta per venire sul mondo intero,
per mettere alla prova gli abitanti della terra.
Verrò presto.
Tieni saldo quello che hai,
perché nessuno ti tolga la corona.

Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio
e non ne uscirà mai più.
Inciderò su di lui il nome del mio Dio
e il nome della città del mio Dio,
della nuova Gerusalemme che discende dal cielo,
da presso il mio Dio,
insieme con il mio nome nuovo.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

7. Laodicea

(3,14-21)

E all'angelo della Chiesa di Laodicèa scrivi:


Così parla l'Amen,
e il Testimone fedele e verace,
e il Principio della creazione di Dio:

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.

Magari tu fossi freddo
o caldo!
Ma poiché sei tiepido,
non sei cioè né freddo
né caldo,
sto per vomitarti dalla mia bocca.
Tu dici: «Sono ricco,
     mi sono arricchito;
     non ho bisogno di nulla»,
     ma non sai di essere un infelice,
     un miserabile,
     un povero,
     cieco
     e nudo.

Ti consiglio
di comperare
da me
oro
purificato
dal fuoco
per diventare ricco,

e vesti
bianche
per coprirti
e nascondere
la vergognosa
tua
nudità
     e collirio
     per ungerti
     gli occhi
     g*** tuos ***
     per ricuperare la vista.

Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo.
     Mostrati dunque zelante e ravvediti.

Ecco, sto alla porta
e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce
e mi apre la porta,
io verrò da lui,
cenerò con lui
ed egli con me.

Il vincitore
lo farò sedere presso di me,
sul mio trono,
come io ho vinto
e mi sono assiso
presso il Padre mio
sul suo trono.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: II. LE VISIONI PROFETICHE

Apocalisse

II. Le visioni del Agnello

1. Una porta nel cielo

(Ap. 4,1-2a)

Dopo ciò ebbi una visione:
una porta era aperta nel cielo.
E la voce,
la prima che avevo udito parlarmi come una tromba diceva:
Sali quassù,
ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.
Subito fui rapito in estasi.

2. Un trono

(4,2b-3)

Ed ecco, c'era un trono nel cielo,
e sul trono uno stava seduto.
Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro
e cornalina,
[e smeraldo].
Un arcobaleno avvolgeva il trono,
simile a smeraldo.

3. Ventiquattro vegliardi

(4,4-6)

E attorno al trono, poi, c'erano ventiquattro seggi
e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi
     avvolti in candide vesti
e con corone d'oro sul capo.
E dal trono uscivano lampi,
     e voci
     e tuoni;
e sette lampade accese ardevano davanti al trono,
     simbolo dei sette spiriti di Dio.
E davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo.
E in mezzo al trono e intorno al trono
     vi erano quattro esseri viventi pieni d'occhi davanti
     e di dietro.

(4,7)

E il primo vivente era simile a un leone,
e il secondo
essere vivente aveva l'aspetto di un vitello,
e il terzo
vivente aveva l'aspetto d'uomo,
e il quarto vivente
era simile a un'aquila mentre vola.

(4,8)

E i quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali intorno,
e dentro sono costellati di occhi;
e giorno e notte non cessano di ripetere:

Santo,
santo,
santo

il Signore
Dio,
l'Onnipotente
,

Colui che era,
che è
e che viene!

(4,9-10)

E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria,
e onore
e grazie a Colui che è seduto sul trono
e che vive nei secoli dei secoli,
i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono
e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli
e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo:

(4,11)

«Tu sei degno, o Signore
e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l'onore
e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
e per la tua volontà furono create
e sussistono».

4. Un libro con sette sigilli

(5,1)

E vidi
nella mano destra di Colui che era assiso sul trono
un libro scritto
sul lato interno
e su quello esterno,
e sigillato,
con sette sigilli.

5. Un angelo ed un vegliardi

(5,2-3)

Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce:
«Chi è degno di aprire il libro
e scioglierne i sigilli?».
Ma nessuno né in cielo,
né in terra,
né sotto terra era in grado di aprire il libro
e di leggerlo.

(5,4-5)

Io piangevo molto
perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro
e di leggerlo.
Uno dei vegliardi mi disse:
«Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide,
e aprirà il libro
e i suoi sette sigilli».

6. L'Agnello inmolato

(5,6)

Poi vidi ritto in mezzo al trono
circondato dai quattro esseri viventi
e dai vegliardi
un Agnello, come immolato.
Egli aveva sette corna
e sette occhi,
simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.

(5,7-8)

E l'Agnello giunse
e prese il libro dalla destra
     di Colui
     che era seduto sul trono.
E quando l'ebbe preso,
i quattro esseri viventi
e i ventiquattro vegliardi
     si prostrarono davanti all'Agnello,
avendo ciascuno un'arpa
e coppe d'oro
     colme di profumi,
     che sono le preghiere dei santi.

(5,9-10)

Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
     perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
     uomini di ogni tribù,
     e lingua,
     e popolo
     e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».

7. Il cantico di tutte le creature

(5,11,12)

E durante la visione poi intesi voci di molti angeli
     intorno al trono
     e agli esseri viventi
     e ai vegliardi.
Il loro numero era miriadi di miriadi
     e migliaia di migliaia
     e dicevano a gran voce:
«L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere
     potenza
     e ricchezza,
     e sapienza,
     e forza,
     e onore,
     e gloria,
     e benedizione».

(5,13-14)

E tutte...

Tutte le creature
del cielo
e della terra,
sotto la terra
e nel mare
e tutte le cose ivi contenute,
udii che dicevano:

«A Colui... «A Colui che siede sul trono e all'Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».

E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen».
E i vegliardi si prostrarono in adorazione.


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: III. Le Sette Sigilli

Apocalisse

III. Le Sette Sigilli

1. Il primo sigillo

(Ap. 6,1-2)

E vidi quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli,
e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono:
«Vieni».
e vidi
Ed ecco mi apparve un cavallo bianco
e colui che lo cavalcava aveva un arco,
gli fu data una corona
e poi egli uscì vittorioso
e per vincere ancora.

2. Il secondo sigillo

(6,3-4)

Quando l'Agnello aprì il secondo sigillo,
udii il secondo essere vivente che gridava:
«Vieni».
E uscì un altro cavallo rosso,
e a colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra
perché si sgozzassero a vicenda
e gli fu consegnata una grande spada.

3. Il terzo sigillo

(6,5-6)

Quando l'Agnello aprì il terzo sigillo,
     udii il terzo essere vivente che gridava:
     «Vieni».
E vidi,
ed ecco, mi apparve un cavallo nero
e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano.
E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi:
     «Una misura di grano per un danaro
e tre misure d'orzo per un danaro!
Olio
     e vino
     non siano sprecati».

4. Il quarto sigillo

(6,7-8)

Quando l'Agnello aprì il quarto sigillo,
     udii la voce del quarto essere vivente che diceva:
     «Vieni».
E vidi
ed ecco, un cavallo verdastro.
E colui che lo cavalcava si chiamava Morte
e gli veniva dietro l'Inferno.
E fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra
     per sterminare con la spada,
     e con la fame,
     e con la peste,
e con le fiere della terra.

5. Il quinto sigillo

(6,9-11)

Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo,
vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio
     e della testimonianza che gli avevano resa.
E gridarono a gran voce:
«Fino a quando, Sovrano,
     santo
     e verace,
     non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?».
E fu data a ciascuno di essi una veste candida
e fu detto loro di pazientare ancora un poco,
finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli
     che dovevano essere uccisi come loro.

6. Il sesto sigillo

(6,12-14)

E vidi quando l'Agnello aprì il sesto sigillo,
e fu un violento terremoto,
e il sole divenne nero come sacco di crine,
e la luna diventò tutta simile al sangue,
e le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra,
          come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi,
e il cielo si ritirò come un volume che si arrotola
e tutti i monti
          e le isole furono smossi dal loro posto.

(6,15-17)

E i...
     E i re della terra
     e i grandi,
     e i capitani,
     e i ricchi,
     e i potenti,
     e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne
     e fra le rupi dei monti;
e dicevano ai monti
e alle rupi: Cadete sopra di noi
e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono
e dall'ira dell'Agnello,
perché è venuto il gran giorno della loro ira,
e chi vi può resistere?

(7,1)

Dopo ciò, vidi quattro angeli
che stavano ai quattro angoli della terra,
e trattenevano i quattro venti,
perché non soffiassero
sulla terra,
né sul mare,
né su alcuna pianta.

(7,2-8)

Vidi poi un altro angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente,
e gridò a gran voce
     ai quattro angeli
     ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra
     e il mare:
Non devastate né la terra,
     né il mare,
     né le piante,
finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi».
          [Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo:]
centoquarantaquattromila segnati
da ogni tribù dei figli d'Israele:
dalla tribù...
     dalla tribù di Giuda dodicimila;
     dalla tribù di Ruben dodicimila;
     dalla tribù di Gad dodicimila;
     dalla tribù di Aser dodicimila;
     dalla tribù di Nèftali dodicimila;
     dalla tribù di Manàsse dodicimila;
     dalla tribù di Simeone dodicimila;
     dalla tribù di Levi dodicimila;
     dalla tribù di Issacar dodicimila;
     dalla tribù di Zàbulon dodicimila;
     dalla tribù di Giuseppe dodicimila;
     dalla tribù di Beniamino dodicimila.

(7,9-10)

Dopo ciò vidi
ed ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare,
     di ogni nazione,
     e razza,
     e popolo,
     e lingua.
in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello,
avvolti in vesti candide, e palme nelle mani,
e gridavano a gran voce:
«La salvezza appartiene al nostro Dio
     seduto sul trono
e all'Agnello».

(7,11-12)

E tutti gli angeli che stavano intorno al trono
e i vegliardi
e i quattro esseri viventi,
e si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono
e adorarono Dio dicendo:
«Amen!
Lode,...
     Lode,
     e gloria,
     [e sapienza,] e azione di grazie,
     e onore,
     e potenza
     e forza
     al nostro Dio nei secoli dei secoli. [Amen».]

(7,13-17)

E uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse:
«Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono
e donde vengono?».
Gli risposi:
«Signore mio, tu lo sai».
E lui:
«Essi sono...

     «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione
     e hanno lavato le loro vesti
     rendendole candide col sangue dell'Agnello.
     Per questo stanno davanti al trono di Dio
     e gli prestano servizio giorno
     e notte nel suo santuario;
     e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

     Non avranno più fame,
     né avranno più sete,
     né li colpirà il sole,
     né arsura di sorta,
     perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore
     e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
     E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi».

7. Il settimo sigillo

(8,1-6)

Quando l'Agnello aprì il settimo sigillo,
          si fece silenzio in cielo per circa mezz'ora.
E vidi che ai sette angeli
     ritti davanti a Dio
     furono date sette trombe.
E venne un altro angelo
     e si fermò all'altare, reggendo un incensiere d'oro,
e gli furono dati molti profumi
          perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi
     bruciandoli sull'altare d'oro, posto davanti al trono.
E il fumo degli aromi salì insieme con le preghiere dei santi
          dalla mano dell'angelo
     davanti a Dio.
E l'angelo...
     E l'angelo prese l'incensiere,
     e lo riempì del fuoco preso dall'altare
     e lo gettò sulla terra:
     e ne seguirono scoppi di tuono,
     e clamori,
     e fulmini,
     e scosse di terremoto.

E i sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle.


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: IV.LE SETTE TROMBE

Apocalisse

IV. Le Sette Trombe

1. Le prime e seconde trombe

(Ap. 8,7-9)

E il primo suonò la tromba,
e grandine
     e fuoco mescolati a sangue
scrosciarono sulla terra.
E un terzo della terra fu arso,
     e un terzo degli alberi andò bruciato
     e ogni erba verde si seccò.

E il secondo angelo suonò la tromba:
e come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare.
E un terzo del mare divenne sangue,
     E un terzo delle creature che vivono nel mare morì
     e un terzo delle navi andò distrutto.

2. Le terze tromba

(8,10-11)

E il terzo angelo suonò la tromba
e cadde dal cielo una grande stella,
     ardente come una torcia,
e colpì un terzo dei fiumi,
e le sorgenti delle acque.
E la stella si chiama Assenzio;
e un terzo delle acque si mutò in assenzio
e molti uomini morirono per quelle acque,
     perché erano divenute amare.

3. Le quarte tromba

(8,12)

E il quarto angelo suonò la tromba
e un terzo del sole,
e un terzo della luna
e un terzo degli astri fu colpito
perse un terzo della sua luce
e si oscurò: il giorno
e la notte ugualmente.

4. Intermezzo: un aquila che volava

(8,13)

E vidi poi
e udii un'aquila che volava nell'alto del cielo
e gridava a gran voce:
«Guai, guai, guai
agli abitanti della terra
al suono degli ultimi squilli di tromba che
i tre angeli stanno per suonare!».

5. La quinta tromba

(9,1a)

E il quinto angelo suonò la tromba,

(9,1b-2)

e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra,
e gli fu data la chiave del pozzo dell'Abisso,
e aprì il pozzo dell'Abisso
e salì dal pozzo un fumo
     come il fumo di una grande fornace,
e che oscurò il sole
e l'atmosfera.

(9,3-4)

E dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra
e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.
E fu detto loro di non danneggiare
né erba
né arbusti
né alberi,
ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

(9,5-6)

E però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi,
e il tormento è come il tormento dello scorpione
               quando punge un uomo.
In quei giorni gli uomini cercheranno la morte,
e non la troveranno;
e brameranno morire,
e la morte li fuggirà.

(9,7-9)

E queste cavallette avevano l'aspetto
          di cavalli pronti per la guerra.
E sulla testa avevano corone che sembravano d'oro
e il loro aspetto era come quello degli uomini.
E avevano capelli, come capelli di donne,
e i loro denti erano come quelli dei leoni.
E avevano il ventre simile a corazze di ferro
e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli
          lanciati all'assalto.

(9,10-11)

Avevano code come gli scorpioni,
e aculei.
E nelle loro code il potere
          di far soffrire gli uomini per cinque mesi.
E il loro re era l'angelo dell'Abisso,
     che in ebraico si chiama Perdizione,
e in greco Sterminatore.

(9,12)

Il primo «guai» è passato. Rimangono ancora due «guai» dopo queste cose.

6. La sesta tromba

1.(9,13-16)

Il sesto angelo suonò la tromba.
E udii una voce
     dai lati
     dell'altare
     d'oro
     che si trova dinanzi a Dio,
che diceva al sesto angelo
     che aveva la tromba:
«Sciogli i quattro angeli incatenati sul gran fiume Eufràte».

E furono...
     E furono sciolti i quattro angeli
     pronti
     per l'ora,
     e il giorno,
     e il mese,
     e l'anno,
     per sterminare un terzo dell'umanità.

Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni;
ne intesi.

2.(9,17)

Così mi apparvero i cavalli
e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco,
     e di giacinto,
     e di zolfo.
E le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni
e dalla loro bocca usciva fuoco,
     e fumo
     e zolfo.

3.(9,18-21)

Da questo triplice flagellofu ucciso un terzo dell'umanità.
dal fuoco...

     dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo
     che usciva dalla loro bocca,
     La potenza dei cavalli infatti
     sta nella loro bocca
     e nelle loro code;
     le loro code sono simili a serpenti,
     hanno teste
     e con esse nuociono.

Il resto dell'umanità
che non perì a causa di questi flagelli,
non rinunziò alle opere delle sue mani;
non cessò...

     non cessò di prestar culto ai demòni
          [e agli idoli]
     d'oro,
     e d'argento,
          [e di bronzo,]
     e di pietra
     e di legno,
     che non possono né vedere,
     né udire,
né camminare;

non rinunziò nemmeno agli omicidi,
né alle stregonerie,
né alla fornicazione,
né alle ruberie.

4.(10,1-4) Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube,
     e la fronte cinta di un arcobaleno;
     e aveva la faccia come il sole
     e le gambe come colonne di fuoco.
E nella mano teneva un piccolo libro aperto.
E avendo posto il piede destro sul mare, il sinistro sulla terra,
gridò a gran voce come leone che ruggisce.
E quando ebbe gridato,
     i sette tuoni fecero udire la loro voce.
E fopochè i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere,
e udii una voce dal cielo che mi disse:
     «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo».

5.(10,5-7)

Allora l'angelo che avevo visto con un piede sul mare
          e un piede sulla terra,
alzò la destra verso il cielo
e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli;
che ha creato...

    che ha creato cielo,
    e quanto è in esso,
    e la terra,
    e quanto è in essa,
    e il mare,
    e quanto è in esso,
    «Non vi sarà più indugio!

Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce
e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio
come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti».

6.(10,8-10)

E la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo
     e disse: «Và,
     prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo che sta ritto
     sul mare e sulla terra».
E mi avvicinai all'angelo
e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse:
     «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere,
     ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
E presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo
e lo divorai;
e in bocca lo sentii dolce come il miele,
e come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza.

7.(10,11;11,1-2)

E mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli,
     e nazioni,
     e lingue,
     e re».
E mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto:
«Alzati
e misura il santuario di Dio
     e l'altare
     e il numero di quelli che vi stanno adorando.
E l'atrio che è fuori del santuario, lascialo da parte
e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani,
e calpesteranno la città santa per quarantadue mesi.

8.(11,3-6)

Ma farò in modo che i miei due Testimoni,
     e vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni».
Questi sono i due olivi
     e le due lampade
     che stanno davanti al Signore della terra.
E se qualcuno pensasse di far loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco
     e divorerà i loro nemici.
E deve perire chiunque pensi di far loro del male.
Essi hanno il potere di chiudere il cielo,
     perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico.
E hanno anche potere di cambiar l'acqua in sangue
e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno.

9.(11,7-9)

E1 quando poi avranno compiuto la loro testimonianza,
          la bestia che sale dall'Abisso
          farà guerra contro di loro,
e2 li vincerà
e3 li ucciderà.
E4 i loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città,
     che simbolicamente si chiama Sòdoma ed5 Egitto,
dove anche6 il loro Signore fu crocifisso.

E7 li uomini di ogni popolo,
     e8 tribù,
     e9 lingua,
     e10 nazione vedranno
     o cadaveri per tre giorni e11 mezzo
e12 non permetteranno che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro.

10.(11,10-12a) E gli abitanti della terra faranno festa su di loro,
e si rallegreranno,
e si scambieranno doni,
     perché questi due profeti erano il tormento
     degli abitanti della terra.
E dopo tre giorni
     e mezzo,
     un soffio di vita procedente da Dio entrò in essi
e si alzarono in piedi,
e grande terrore cadde su quelli che stavano a guardarli.
E udirono un grido possente dal cielo:
     «Salite quassù»

11.(11,12b-13) E salirono al cielo in una nube
e i loro nemici li videro.
E in quello stesso momento ci fu un grande terremoto
e la decima parte della città crlollò
e perirono in quel terremoto settemila persone;
e i superstiti furono presi da terrore
e diedero gloria al Dio del cielo.

12.(11,14) Così passò il secondo «guai»; ed ecco viene subito il terzo «guai».

7. La settima tromba

(11,15-16)

Il settimo angelo suonò la tromba
e nel cielo echeggiarono voci potenti
che dicevano: «Il regno del mondo appartiene al Signore nostro
e al suo Cristo:
egli regnerà nei secoli dei secoli».
Allora i ventiquattro vegliardi
     seduti sui loro troni al cospetto di Dio,
     si prostrarono faccia a terra
e adorarono Dio dicendo:

(11,17-18)

«Noi ti rendiamo grazie, Signore
Dio
onnipotente,
che sei
e che eri,
perché hai messo mano alla tua grande potenza,
e hai instaurato il tuo regno.

Le genti ne fremettero,
ma è giunta l'ora della tua ira,
il tempo di giudicare i morti,
di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti
e ai santi
e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi,
e di annientare coloro che distruggono la terra».


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: V.La gran guerra

Apocalisse

V. La gran guerra

1. L'arca dell'alleanza

(Ap. 11,19)

E si aprì il santuario di Dio nel cielo,
e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza,
e seguirono folgori,
e voci,
e scoppi di tuono,
e un terremoto
e una tempesta di grandine.

2. Visione della donna

(12,1-2)

E nel cielo apparve poi un segno grandioso:
una donna vestita di sole,
e con la luna sotto i suoi piedi
e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Ed era incinta
e gridava per le doglie
e il travaglio del parto.

3. Visione del drago

(12,3-4a)

E apparve un altro segno nel cielo:
un enorme drago rosso,
con sette teste
e dieci corna
e sulle teste sette diademi;
e la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo
e le precipitava sulla terra. E il drago si pose davanti alla donna
     che stava per partorire
per divorare il bambino
     appena nato.
E partorì un figlio maschio,
destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro,
e il figlio fu subito rapito
     verso Dio
     e verso il suo trono.
E la donna invece fuggì nel deserto,
     ove Dio le aveva preparato un rifugio
perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

(12,7-9)

E scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago.
E il drago combatteva
e insieme con i suoi angeli,
e non prevalsero
e non ci fu più posto per essi in cielo.
E fu precipitato
          il drago,
          il serpente
          grande,
          il antico,
          colui che chiamiamo il diavolo
          e satana
          che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra
e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.

(12,10-12)

Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:

          «Ora si è compiuta la salvezza,
          e la forza,
          e il regno del nostro Dio

e la potenza del suo Cristo,
     poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli,
     colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte.
E essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello
     e grazie alla testimonianza del loro martirio;
e poiché hanno disprezzato la vita fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli,
     e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra
     e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore,
          sapendo che gli resta poco tempo».

(12,13-17)

E quando il drago si vide
     precipitato sulla terra,
     si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.
E furono...
     E furono date alla donna le due ali della grande aquila,
     per volare nel deserto
     verso il rifugio preparato
     per lei per esservi nutrita per un tempo,
     e due tempi
     e la metà di un tempo
     lontano dal serpente.

E il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna,
     per farla travolgere dalle sue acque.
E la terra venne in soccorso alla donna,
     aprendo una voragine
     e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

Allora il drago si infuriò contro la donna
e se ne andò a far guerra
     contro il resto della sua discendenza,
     contro quelli che osservano i comandamenti di Dio
     e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

(12,18)

E si fermò sulla spiaggia del mare.

4. La bestia dal mare

(13,1-3a)

E vidi salire dal mare una bestia
     che aveva dieci corna e sette teste,
e sulle corna dieci diademi
e su ciascuna testa un titolo blasfemo.
E la bestia che io vidi era simile a una pantera,
     e con le zampe come quelle di un orso
     e la bocca come quella di un leone.
E il drago le diede la sua forza,
     e il suo trono
     e la sua potestà grande.
E una delle sue teste sembrò colpita a morte,
e la sua piaga mortale fu guarita.

(13,3b-6)

E la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia
e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia
e adorarono la bestia dicendo:
     «Chi è simile alla bestia
     e chi può combattere con essa?».
E alla bestia fu data una bocca per proferire parole d'orgoglio
     e bestemmie,
con il potere di agire per quarantadue mesi.
E essa aprì la bocca per proferire bestemmie
     contro Dio, per bestemmiare il suo nome
e la sua dimora,
     e contro tutti quelli che abitano in cielo.

(13,7-9)

Le fu permesso di far guerra
     contro i santi
e di vincerli;
e le fu dato potere sopra ogni stirpe,
     e popolo,
     e lingua,
     e nazione.
E l'adorarono tutti gli abitanti della terra,
il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo
nel libro della vita dell'Agnello
     immolato.
Chi ha orecchi, ascolti.

(13,10)

Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.
In questo sta
la costanza
e la fede dei santi.

5. La bestia dalla terra

(13,11-12)

Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia,
e aveva due corna, simili a quelle di un agnello,
e però parlava come un drago.
E essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza
e costringe la terra
e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia,
la cui ferita mortale era guarita.
(13,13-15)

E operava grandi prodigi,
fino a fare scendere fuoco dal cielo
     sulla terra davanti agli uomini.
E sedusse gli abitanti della terra
     per mezzo di questi prodigi che le era permesso di compiere
     in presenza della bestia,
dicendo gli abitanti della terra
     di erigere una statua alla bestia
     che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.
Le fu anche concesso di animare la statua della bestia
sicché quella statua perfino parlasse
e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.

(13,16-18)

E faceva...
          E faceva sì che tutti,
          piccoli
          e grandi,
          e ricchi,
          e poveri,
          e liberi,
          e schiavi

     ricevessero
     un marchio sulla mano destra
     e sulla fronte.
E che nessuno potesse comprare o vendere
senza avere tale marchio,
     cioè il nome della bestia
     o il numero del suo nome.
Qui sta la sapienza.
Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia:
essa rappresenta un nome d'uomo.
E tal cifra è seicentosessantasei.

6. I 144.000 compagni dell'Agnello

(14,1-3)

E guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion
e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome
e il nome del Padre suo.
E udii una voce
     che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque
     e come un rimbombo di forte tuono.
E la voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe.
E essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono
     e davanti ai quattro esseri viventi
     e ai vegliardi.
E nessuno poteva comprendere quel cantico
     se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra.

(14,4-5)

Questi non si sono contaminati con donne.
Essi sono infatti vergini e seguono l'Agnello dovunque va.
Essi sono stati redenti tra gli uomini
come primizie per Dio
e per l'Agnello.
Non fu trovata menzogna sulla loro bocca;
sono senza macchia.

7. Gli angeli annunziano l'ora del giudizio

(14,6-7)

E vidi un altro angelo
          che volava in mezzo al cielo
          che recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra,
e ad ogni nazione,
     e razza,
     e lingua
     e popolo, che gridava a gran voce:

«Temete Dio
e dategli gloria,
perché è giunta l'ora del suo giudizio.
Adorate colui che ha fatto il cielo
     e la terra,
     il mare
e le sorgenti delle acque».

(14,8)

Un secondo angelo lo seguì gridando:
«E' caduta,
è caduta
Babilonia
la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti col vino del furore della sua fornicazione».

(14,9-10)

Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce:
«Chiunque adora la bestia
     e la sua statua
e ne riceve il marchio
     sulla fronte
     o sulla mano,
anche berrà il vino dell'ira di Dio
     che è versato puro nella coppa della sua ira
e sarà torturato con fuoco
     e zolfo
al cospetto degli angeli santi
e dell'Agnello.

(14,11-12)

E il fumo del loro tormento salirà
     per i secoli dei secoli,
e non avranno riposo né giorno né notte
     quanti adorano la bestia
e la sua statua
e chiunque riceve il marchio del suo nome».
Qui appare la costanza dei santi,
che osservano i comandamenti di Dio
e la fede in Gesù.

(14,13)

E udii una voce dal cielo
che diceva: «Scrivi:
Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore.
Sì,
dice lo Spirito,
riposeranno dalle loro fatiche,
perché le loro opere li seguono».


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: VI. Il castigo di Babilonia

Apocalisse

VI. Il Castigo di Babilonia

1. La messe e la vendemmia delle nazioni

(Ap. 14,14-16)

E vidi
ed ecco una nube bianca
e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d'uomo;
     che aveva sul capo una corona d'oro
e in mano una falce affilata.
Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube:
     «Getta la tua falce
     e mieti;
     è giunta l'ora di mietere,
     perché la messe della terra è matura».
E colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra
e la terra fu mietuta.

(14,17-20)

E un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch'egli tenendo una falce affilata.
E un altro angelo uscì dall'altare,
     el che ha potere sul fuoco,
e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata:
     «Getta la tua falce affilata
     e vendemmia i grappoli della vigna della terra,
     perché le sue uve sono mature».
E l'angelo gettò la sua falce sulla terra,
e vendemmiò la vigna della terra
e gettò l'uva nel grande tino dell'ira di Dio.
     E il tino fu pigiato fuori della città
     e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

2. Un altro segno grande

(15,1)

E vidi nel cielo un altro segno
grande
e meraviglioso:
sette angeli
che avevano sette flagelli;
gli ultimi,
poiché con essi si deve compiere l'ira di Dio.

3. Il cantico di Mosè e dell'Agnello

(15,2-4)

E vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco
e coloro che avevano vinto la bestia
e la sua immagine
e il numero del suo nome,
     stavano ritti
     sul mare
     di cristallo,
     accompagnando il canto con le arpe divine,
E cantavano il cantico di Mosè,
     servo di Dio,
e il cantico dell'Agnello
dicendo:

    «Grandi e mirabili sono le tue opere,
         o Signore
         Dio
         onnipotente;
    giuste e veraci le tue vie,
         o Re delle genti!
    Chi non temerà, o Signore,
         e non glorificherà il tuo nome?
    Poiché tu solo sei santo.
    Poiché tutte le genti verranno,
    e si prostreranno davanti a te,
    perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati».

4. I sette flagelli delle sette coppe

1.(15,5-8;16,1)

E dopo ciò vidi
     Ed echo: aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza;
E dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli,
vestiti di
          lino
          puro,
          splendente,
     e cinti al petto di cinture d'oro.
E uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe
          d'oro
     colme dell'ira di Dio
          che vive nei secoli dei secoli.
E il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio
     e dalla sua potenza,
e nessuno poteva entrare nel tempio
          finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.
E udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli:
          «Andate
     e versate sulla terra le sette coppe dell'ira di Dio».

2.(16,2-3)

E partì il primo
e versò la sua coppa sopra la terra;
e scoppiò una piaga dolorosa
     e maligna sugli uomini
     che recavano il marchio della bestia
e si prostravano davanti alla sua statua.

E il secondo versò la sua coppa nel mare
e diventò sangue come quello di un morto
e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare.

3.(16,4-7)

E il terzo versò la sua coppa nei fiumi
e nelle sorgenti delle acque,
e diventarono sangue.
E udii l'angelo delle acque che diceva:
«Sei giusto,
tu che sei
e che eri,
il Santo,
poiché così hai giudicato.
Essi hanno versato il sangue di santi
e di profeti,
tu hai dato loro sangue da bere: ne sono ben degni!».
E udii...

    E udii una voce che veniva dall'altare e diceva:
    «Sì,
    Signore,
    Dio
    onnipotente;
    veri
    e giusti sono i tuoi giudizi!».
4.(16,8-9)

E il quarto versò la sua coppa sul sole
e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco.
E gli uomini bruciarono per il terribile calore
e bestemmiarono il nome
di Dio
che ha in suo potere tali flagelli,
invece di ravvedersi per rendergli omaggio.

5.(16,10-11)

E il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia
e il suo regno fu avvolto dalle tenebre.
E gli uomini si mordevano la lingua per il dolore
e bestemmiarono il Dio del cielo
a causa dei dolori
e delle piaghe,
invece di pentirsi delle loro azioni.

6.(16,12-16)

E il sesto versò la sua coppa sopra il gran fiume Eufràte
e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell'oriente.
E vidi uscire dalla bocca del drago
     e dalla bocca della bestia
     e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane:
sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi
     che vanno a radunare tutti i re di tutta la terra
          per la guerra del gran giorno
          di Dio onnipotente.
Ecco, io vengo come un ladro.
Beato chi è vigilante
     e conserva le sue vesti
     per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne.
E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn.

7.(16,17-21)

E il settimo versò la sua coppa nell'aria
     e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: «E' fatto!».
E ne seguirono folgori,
     e clamori,
     e tuoni,
e un grande terremoto,
          di cui non vi era mai stato l'uguale
          da quando gli uomini vivono sopra la terra.
E la grande città si squarciò in tre parti
     e crollarono le città delle nazioni.
E Dio si ricordò di Babilonia la grande,
          per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente.
E ogni isola scomparve e i monti si dileguarono.
E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini,
     e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine,
          poiché era davvero un grande flagello.

5. Babilonia

(17,1-5)

E uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò
e parlò con me:
«Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta
     che siede presso le grandi acque.
     Con lei si sono prostituiti i re della terra
e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione».
E l'angelo mi trasportò in spirito nel deserto.
E là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta,
     coperta di nomi blasfemi,
     con sette teste
     e dieci corna.
E la donna...

    E la donna era ammantata di porpora
         e di scarlatto,
    adorna d'oro,
         e di pietre preziose
         e di perle,
    teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini
         e delle immondezze della sua prostituzione.
    E sulla fronte aveva scritto un nome misterioso:
    «Babilonia
         la grande,
    la madre delle prostitute
    e degli abomini della terra».
(17,6-7)

E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi
e del sangue dei martiri di Gesù.
E al vederla, fui preso da grande stupore.
E l'angelo mi disse: «Perché ti meravigli?
Io ti spiegherò il mistero della donna
e della bestia che la porta, con sette teste
e dieci corna.

(17,8-9a)

La bestia che hai visto era
     e non è più,
e salirà dall'Abisso,
e per andare in perdizione.
E gli abitanti della terra,
     il cui nome non è scritto nel libro della vita
     fin dalla fondazione del mondo,
     stupiranno al vedere la bestia
che era
     e non è più,
e riapparirà.
Qui ci vuole una mente che abbia saggezza.

(17,9b-11) Le sette teste sono i sette colli
     sui quali è seduta la donna;
e sono anche sette re.
I primi cinque sono caduti,
ne resta uno ancora in vita,
l'altro non è ancora venuto
     e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.
E la bestia che era
     e non è più,
     è ad un tempo l'ottavo re
e uno dei sette,
     e va in perdizione.

(17,12-14)

E le dieci corna che hai viste sono dieci re,
     i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale,
     per un'ora soltanto insieme con la bestia.
Questi hanno un unico intento:
consegnare la loro forza
     e il loro potere alla bestia.
Essi combatteranno contro l'Agnello,
e l'Agnello li vincerà,
perché è il Signore dei signori e il Re dei re
e quelli con lui sono i chiamati,
     e i eletti
     e i fedeli».

(17,15)

E mi disse:
«Le acque che hai viste,
presso le quali siede la prostituta,
abche simboleggiano popoli,
moltitudini,
e genti
e lingue.

(17,16-18)

E le dieci corna che hai viste
     e la bestia odieranno la prostituta,
e la spoglieranno
     e la lasceranno nuda,
e ne mangeranno le carni
     e la bruceranno col fuoco.
Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno
[e realizzare un solo disegno]
e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia,
     finché si realizzino le parole di Dio.
E la donna che hai vista simboleggia la città grande,
     che regna su tutti i re della terra».

7. La caduta di Babilonia

(18,1-3)

Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere
     e la terra fu illuminata dal suo splendore.
E gridò a gran voce:
     «E' caduta,
     è caduta Babilonia
     la grande
ed è diventata covo di demòni,
e carcere di ogni spirito immondo,
e carcere d'ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita,
     perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione,
e i re della terra si sono prostituiti con essa
e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato».

(18,4-7a)

E udii un'altra voce dal cielo: «Uscite, popolo mio, da Babilonia
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.
Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.
Pagatela con la sua stessa moneta,
e retribuitele il doppio dei suoi misfatti.
Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva.
Tutto ciò che ha speso per la sua gloria
e il suo lusso,
restituiteglielo in tanto tormento
e afflizione.

(18,7b-8) Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
e vedova non sono,
e lutto non vedrò;
per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli,
e morte,
e lutto,
e fame;
e sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore
è Dio
che l'ha condannata».

(18,9-10)

E i re della terra
     che si sono prostituiti
e han vissuto nel fasto con essa
piangeranno
e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio,
tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti
e diranno: «Guai,
     guai,
     immensa città,
     Babilonia,
     possente città;
in un'ora sola è giunta la tua condanna!».

(18,11-13)
      Anche i mercanti della terra piangono
      e gemono su di lei,
      perché nessuno compera più le loro merci:

      carichi d'oro,
      d'argento
      e di pietre preziose,
      e di perle,
      e di lino,
      e di porpora,
      e di seta
      e di scarlatto;

      e legni profumati di ogni specie,
      e oggetti d'avorio,
      e di legno,
      e di bronzo,
      e di ferro,
      e di marmo;

      e cinnamòmo,
      e amòmo,
      e profumi,
      e unguento,
      e incenso,

      e vino,
      e olio,
      e fior di farina,
      e frumento,

      e bestiame,
      e greggi,
      e cavalli,
      e cocchi,

      e schiavi
      e vite umane.

(18,14-15)

E i frutti che ti piacevano tanto,
e tutto quel lusso
e quello splendore sono perduti per te,
e mai più potranno trovarli»
I mercanti divenuti ricchi per essa, si terranno a distanza
per timore dei suoi tormenti; piangendo
e gemendo, diranno:

(18,16)
    «Guai, guai, immensa città, tutta ammantata di bisso,
    e di porpora
    e di scarlatto,
    e adorna d'oro,
    e di pietre preziose e di perle!
    In un'ora sola è andata dispersa sì grande ricchezza!».

(18,17-19)

E tutti i comandanti di navi
e l'intera ciurma,
e i naviganti
e quanti commerciano per mare
se ne stanno a distanza,
e gridano guardando il fumo del suo incendio:
«Quale città fu mai somigliante all'immensa città?».

E gettandosi sul capo la polvere gridano,
e piangono
e gemono:
«Guai, guai, immensa città,
del cui lusso arricchirono
quanti avevano navi sul mare!
In un'ora sola fu ridotta a un deserto!

(18,20-21) Esulta su di essa,
o cielo,
     e voi, santi,
     e apostoli,
     e profeti,
perché condannando Babilonia Dio vi ha reso giustizia!».
E un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola,
e la gettò nel mare esclamando:
«Con la stessa violenza
     sarà precipitata Babilonia,
     la grande città
e più non riapparirà.

(18,22-24)

E la voce degli arpisti
     e dei musici,
     e dei flautisti
     e dei suonatori di tromba, non si udrà più in te;
ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere non si troverà più in te;
e la voce della mola non si udrà più in te;
e la luce della lampada non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
     perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.
E in essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi
     e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra».

(19,1a)

Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva:

(19,1b-2)

«Alleluia! Salvezza,
e gloria
e potenza sono del nostro Dio;
perché veri e giusti sono i suoi giudizi,
egli ha condannato la grande meretrice
che corrompeva la terra con la sua prostituzione,
vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!».

(19,3a)

E per la seconda volta dissero: «Alleluia!

(19,3b-4)

Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!».
E i ventiquattro vegliardi
e i quattro esseri viventi si prostrarono
e adorarono Dio,
seduto sul trono, dicendo:
«Amen,
alleluia».

(19,5)

E partì dal trono una voce
che diceva:
«Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
e voi che lo temete,
piccoli
e grandi!».

(19,6)

E udii poi come una voce di una immensa folla
e come a fragore di grandi acque
e come a rombo di tuoni possenti, che gridavano:
«Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio,
l'Onnipotente.

(19,7-8)

Rallegriamoci
ed esultiamo,
e rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell'Agnello;
e la sua sposa è pronta,
e le hanno dato una veste di lino puro splendente».
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.

(19,9-10)

E l'angelo mi disse:
     «Scrivi:
Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!».
Poi aggiunse:
     «Queste sono parole veraci di Dio».
E mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo,
e mi disse:
     «Non farlo!
Io sono servo come te e i tuoi fratelli,
     che custodiscono la testimonianza di Gesù.
     E' Dio che devi adorare».
La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: VII. La nuova Gerusalemme

Apocalisse

VII. La nuova Gerusalemme

1. Re dei re

(Ap. 19,11-14)

E vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco;
e colui che lo cavalcava si chiamava «Fedele» e «Verace»:
     e egli giudica
     e combatte con giustizia.
I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco,
e ha sul suo capo molti diademi;
     porta scritto un nome
     che nessuno conosce all'infuori di lui,
e e' avvolto in un mantello intriso di sangue
e il suo nome è Verbo di Dio.
E gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi,
     vestiti di

    lino fino
    bianco
    e puro.
(19,15-16)

E dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti.
E egli le governerà con scettro di ferro
e pigerà nel tino il vino dell'ira furiosa del Dio onnipotente.
E porta un nome scritto sul mantello
e sul femore:
Re dei re
e Signore dei signori.

2. Il grande bachetto

(19,17-18)

E vidi poi un angelo, ritto sul sole,
e gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo:
«Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio.
     Mangiate le carni dei re,
e le carni dei capitani,
e le carni degli eroi,
e le carni dei cavalli
     e dei cavalieri
e le carni di tutti gli uomini,
     liberi e schiavi,
     e piccoli
     e grandi».

3. La bestia catturata

(19,19-21)

E vidi allora la bestia
e i re della terra
e i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo
     e contro il suo esercito.
E la bestia fu catturata e con essa il falso profeta
che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto
     quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua.
     Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco,
     ardente di zolfo.
E tutti gli altri furono uccisi dalla spada
     che usciva di bocca al Cavaliere;
e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.

4. Il dragone incatenato

(20,1-3)

E vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso
     e una gran catena in mano.
E afferrò il dragone, il serpente antico,
     cioè il diavolo,
     e satana,
e lo incatenò per mille anni;
e lo gettò nell'Abisso,
e lo rinchiuse
e ne sigillò la porta sopra di lui,
     perché non seducesse più le nazioni,
     fino al compimento dei mille anni.
Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo.

5. Il regno dei mille anni

(20,4-5a)

E vidi alcuni troni
e a quelli che vi si sedettero
e a lei fu dato il potere di giudicare.
Vidi anche le anime dei decapitati
     a causa della testimonanza di Gesù
     e della parola di Dio,
e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua
e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte
     e sulla mano.
Essi ripresero vita
     e regnarono con Cristo per mille anni;
     e gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni.

(20,5b-6)

Questa è la prima risurrezione.
Beati
e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione.
Su di loro non ha potere la seconda morte,
ma saranno sacerdoti di Dio
e del Cristo
e regneranno con lui per mille anni.

(20,7-8)

E quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere
e uscirà per sedurre le nazioni
ai quattro punti della terra,
Gog
e Magòg,
per adunarli per la guerra:
il loro numero sarà come la sabbia del mare.

(20,9-10)

E marciarono su tutta la superficie della terra
e cinsero d'assedio l'accampamento dei santi
     e la città diletta.
E un fuoco scese dal cielo
     e li divorò.
E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco
     e zolfo,
dove sono anche la bestia
     e il falso profeta:
e saranno tormentati giorno
     e notte
per i secoli dei secoli.

6. Il giudizio delle nazioni

(20,11-12)

E vidi poi un grande trono bianco
e Colui che sedeva su di esso.
     Dalla sua presenza erano scomparsi la terra
     e il cielo
senza lasciar traccia di sé.
E vidi i morti,
     grandi
     e piccoli, ritti davanti al trono.
E furono aperti dei libri.
Fu aperto anche un altro libro,
     quello della vita.
I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.

(20,13-15)

E il mare restituì i morti che esso custodiva
e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi
e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.
E la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco.
Questa è la seconda morte,
lo stagno di fuoco.
E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

7. La Nuova Gerusalemme

(21,1-5a)

E vidi un nuovo cielo
e una nuova terra,
perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi
e il mare non c'era più.
Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo,
     da Dio,
     pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
E udii...

    E udii allora una voce potente
         che usciva dal trono:
    «Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
    Egli dimorerà tra di loro
    ed essi saranno suo popolo
    ed egli sarà il "Dio-con-loro".
    E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
    e non ci sarà più la morte,
         né lutto,
         né lamento,
         né affanno,
         perché le cose di prima sono passate».

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»;

(21,5b-8) E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.
E soggiunse: Ecco sono compiute!
Io sono l'Alfa e l'Omega,
     il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita.
Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
     e io sarò il suo Dio
     ed egli sarà mio figlio.
Ma per...
    Ma per i vili
    e gl'increduli,
    e gli abietti
    e gli omicidi,
    e gl'immorali,
    e i fattucchieri,
    e gli idolàtri
     e per tutti i mentitori
     è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo.
E' questa la seconda morte».

(21,9-11)

E venne uno dei sette angeli
     che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli
e mi parlò:
«Vieni,
     ti mostrerò la fidanzata,
     la sposa dell'Agnello».
E l'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande
     e alto,
e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo,
da Dio, risplendente della gloria di Dio.
E il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima,
     come pietra di diaspro cristallino.

(21,12-14) La città è cinta da un grande
e alto muro con dodici porte,
e sopra queste portestanno dodici angeli
e nomi scritti,
     i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele.
A oriente tre porte,
     e a settentrione tre porte,
     e a mezzogiorno tre porte
     e ad occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti,
e sopra i quali sono i dodici nomi
     dei dodici apostoli dell'Agnello.

(21,15-18a)

E colui che mi parlava aveva come misura una canna d'oro, per misurare la città,
     e le sue porte
     e le sue mura.
E la città è a forma di quadrato,
e la sua lunghezza è uguale alla larghezza.
E l'angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi;
la lunghezza,
     e la larghezza
     e l'altezza sono eguali.
Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia,
     secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall'angelo.
Le mura sono costruite con diaspro.

(21,18b-21)

E la città è di oro puro,
simile a terso cristallo.
E le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose.
Il primo fondamento...
     Il primo fondamento è di diaspro,
     il secondo di zaffìro,
     il terzo di calcedònio,
     il quarto di smeraldo,
     il quinto di sardònice,
     il sesto di cornalina,
     il settimo di crisòlito,
     l'ottavo di berillo,
     il nono di topazio,
     il decimo di crisopazio,
     l'undecimo di giacinto,
     il dodicesimo di ametista.
E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla.
E la piazza della città è di oro puro,
come cristallo trasparente.

(21,22-23)

E non vidi alcun tempio in essa perché il Signore
Dio,
l'Onnipotente,
e l'Agnello sono il suo tempio.
E la città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna
perché la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l'Agnello.

(21,24-27)

Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
E le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
     poiché non vi sarà più notte.
E porteranno a lei la gloria
     e l'onore delle nazioni.
E non entrerà in essa nulla d'impuro,
né chi commette abominio
     o falsità,
ma solo quelli che sono scritti nel libro
     della vita
     dell'Agnello.

(22,1-3a)

E mi mostrò poi un fiume d'acqua viva
     limpida come cristallo,
che scaturiva dal trono di Dio
     e dell'Agnello.
In mezzo alla piazza della città
e da una parte
     e dall'altra del fiume
     si trova un albero di vita
che dà dodici raccolti,
     produce frutti ogni mese;
e le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni.
E non ci sarà piú nulla di maledetto.

(22,3b-5) Il trono di Dio
e dell'Agnello sarà in mezzo a lei
     e i suoi servi lo adoreranno;
e vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
E non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
     né di luce di sole,
     perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno
     nei secoli
     dei secoli.

(22,6-7)

E mi disse: «Queste parole sono certe
e veraci.
E il Signore, il Dio degli spiriti,
e degli profeti, ha mandato il suo angelo
per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve.
Ecco, io verrò presto.
Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro».

(22,8-9)

E io, Giovanni,
     che ha udito
     e visto queste cose.
E dopo averle udite
     e viste,
     mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate.
E egli mi disse:
«Guardati dal farlo!
     Io sono un servo di Dio come te
e i tuoi fratelli, i profeti,
e come coloro che custodiscono le parole di questo libro.
E' Dio che devi adorare».

(22,10-11)

E egli mi disse:
«Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro,
perché il tempo è vicino.
Il perverso continui pure a essere perverso,
e l'impuro continui ad essere impuro
e il giusto continui a praticare la giustizia
e il santo si santifichi ancora.


Camino(s) ascendente(s):

 Apocalisse: Epilogo

Apocalisse

Epilogo

(Ap. 22,12)

Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.

(22,13)

Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine.

(22,14)

Beati coloro che lavano le loro vesti:
avranno parte all'albero della vita
e potranno entrare per le porte nella città.

(22,15)

Fuori i cani,
e i fattucchieri,
e gli immorali,
e gli omicidi,
e gli idolàtri
e chiunque ama
e pratica la menzogna!

(22,16a)

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese.

(22,16b)

Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino».

(22,17)

E lo Spirito
e la sposa dicono:
«Vieni!».
E chi ascolta ripeta:
«Vieni!».
E chi ha sete venga;
chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.

(22,18-19)

Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro:
a chi vi aggiungerà qualche cosa,
Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro;
e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico,
Dio lo priverà dell'albero della vita
e della città santa,
descritti in questo libro.

(22,20-21)

Colui che attesta queste cose dice:
«Sì,
verrò presto!».
Amen.
Vieni,
Signore Gesù.
La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!


Camino(s) ascendente(s):